Lotto N. 14  

Collezione marmi Marianna Dionigi (24)

Gli oggetti qui di seguito presentati fanno parte della collezione privata già conservata nella
Villa Frediani Dionigi di Lanuvio, appartenuta a Marianna Dionigi, alcuni dei quali provengono
probabilmente dal territorio circostante. Per alcuni di essi si può avanzare l'ipotesi che
appartenessero all'arredo decorativo di una villa di età imperiale romana come il ritratto di
Germanicus. 

La collezione è considerata un insieme di opere di eccezionale interesse storico-artistico ed è sottoposta al vincolo secondo il Codice dei Beni Culturali. Non può essere venduta all'estero e non può essere divisa.



Marianna Candidi Dionigi
Roma, 3 febbraio 1756 – Civita Lavinia, 10 giugno 1826
Considerata l’archetipo della donna archeologa e collezionista, fin da giovanissima coltivò
vari interessi: studiò musica, suonava arpa e clavicembalo, godeva dell'ammirazione e delle
frequenti visite di Anfossi, Paisiello, Cimarosa, si dedicò allo studio delle lingue latino e greco
e alla lettura dei classici, si avviò alla pittura di paesaggio, sotto la guida di Carlo Labruzzi.
Imparò anche ottimamente le lingue inglese e francese. Prima dello scoppio rivoluzionario fu
invitata alla corte francese per svolgervi attività di istitutrice di una delle principesse reali, non
accettò per non lasciare la famiglia.
A quindici anni aveva infatti sposato Domenico Dionigi, originario di una famiglia nobile di
Ferrara da più generazioni trapiantata a Roma, il quale si occupava di diritto e di lettere.
Soprattutto dal periodo rivoluzionario in poi, il salotto di Marianna Dionigi al n. 310 di via del
Corso a Roma, divenne uno dei punti d'incontro per gli intellettuali italiani e stranieri: tra gli
altri lo frequentarono Vincenzo Monti, Erskine, J.-B. Seroux d'Agincourt, Cunich, Fea,
Poniatowsky, Valadier, Tambroni, Antonio Canova e Giacomo Leopardi.
Dato il suo interesse per l'archeologia, fra gli ospiti più assidui era Ennio Quirino Visconti, che
la volle presente all'apertura del sepolcro degli Scipioni nel 1780. In questa occasione
manifestò la propria disapprovazione per la dispersione dei reperti archeologici, cercando di
impedire il trasferimento al Museo Pio Clementino del sarcofago di Scipione Barbato, e
ottenendo almeno che al suo posto fosse conservata una riproduzione.
Fu membro di numerose accademie, anzitutto di quella romana di San Luca, della
Filarmonica, della Tiberina, dell'Arcadia, delle Accademie di Bologna, Perugia, Pisa, Pistoia,
Livorno, Charlestown (South Carolina).
Testimonianza del grande interesse per l'archeologia è la raccolta di incisioni pubblicata a
Roma nell'anno 1809 e nuovamente riedita, nel 1812, sotto il titolo di ”Viaggio compiuto in
alcune città del Lazio che diconsi fondate dal re Saturno”.
Una veduta della Campagna romana e varie tempere su tela sono conservate alla Galleria
Nazionale d'Arte Moderna a Roma.
Fonte: Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
02/04/2026 10:40:43
Termine asta
1g -24h 0m 0s
Tempo rimanente
Numero offerte:
€ 200.000 / 400.000
Stima
200.000 €
Base d'asta
 €
La tua offerta
(Il Prezzo di riserva non è stato raggiunto) (Il Prezzo di riserva è stato raggiunto)
Imposta la tua offerta massima
Offri